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ARTICOLO SU BITONTOLIVE.IT

07/12/2010

 

Attualità

Il futuro di questa città ha il volto di Damiano, che sorridendo lotta contro il Parkinson

Una speranza da chi soffre per un domani migliore


 

Il sole, questa mattina, dispettoso è sdrucciolato sotto una coltre di nuvole paffute. 
Pensa, così facendo, di lasciarci al buio.

E, invece, non sa che ci sono quaggiù - persino in questa sperduta landa nomata Bitonto - due stille d'azzurro e un raggio di sole. 
Sono gli occhi e il sorriso di Damiano Minenna
Lo incontro su via Repubblica.
Sotto i vestiti un poco afflosciati, s'indovina un corpo smagrito. Anche la pelle sembra smangiata, il crine s'è fatto più rado. E' come se il tempo, invidioso, avesse deciso di portargli via qualcosa, se non tutto. 
Negli uomini minuti pare ci sia una grazia speciale, che ce li rende simpatici a prima vista. 

Damiano è stato per anni commesso d'una salumeria prestigiosa, in città. 
Cortese e affabile come pochi, riusciva a farti ricredere sul fatto che gli aggettivi sopra elencati siano canonici in chi fa il medesimo suo mestiere. 
No, lui sapeva esserlo naturalmente. In lui traspariva persino una dolcezza bambina. Era, è il suo carattere.

Mia madre, querula ottuagenaria, d'acchito gli sciorina tutti i grani del suo piccolo rosario: dolori, acciacchi, problemi e via invecchiando.
Damiano ascolta e s'illumina in volto. 
Io strabuzzo gli occhi: "Ma come? Lui che addirittura sta lottando con una titanica dignità contro il Parkinson, al punto da propugnare qui, in Puglia, un'Associazione, di cui è presidente, sta lì ad ascoltare con pazienza quelle lagne ed è quasi felice?".  
Anche Gesù - rifletto -, nella penombra d'una chiesa qualunque, mani e piedi bucati da chiodi, è lassù in croce, quando ascolta le sofferenze degli uomini, che a lui si rivolgono pregando.

Mamma, curiosa (eufemismo, certo) come sempre, chiede al lucente interlocutore se ancora somministra la comunione al Santissimo Sacramento. "Certo, signora", sorride ancora Damiano e solleva a mezz'aria la manina tremante - non so se per la malattia o per l'emozione -, quasi a simulare il gesto sacro, che gli dà la forza di continuare a vivere. 

Poi, ad un certo punto: "Bè, non voglio trattenervi più di tanto, visto che Mario ha tre buste pesanti in mano". E s'accommiata, il piccolo grande Damiano. 
Mi giro per guardarlo l'ultima volta. 
I passi della fanciullezza son diventati dolenti passettini. La schiena, provata, è un po' recline. 
Come se sulle spalle portasse un'invisibile croce...

 

 

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